Au Pair

Cosa vuol dire “Au Pair?”

Regolarizzato dall’Accordo del Consiglio Europeo di Strasburgo del 1969 e ratificato in Italia nel 1974, il soggiorno "alla pari" è uno dei tanti modi in cui i giovani possono davvero viaggiare "con poco"!
Au Pair
Soggiornare alla pari significa vivere in una famiglia di un Paese straniero e occuparsi della figliolanza.
L’espressione "alla pari" (derivante da au pair in lingua francese) indica che la relazione tra la famiglia ospitante e l’ospite, dovrebbe essere una relazione tra eguali, dove l’ospite si sentirà parte integrante della famiglia, come un fratello o una sorella maggiore che accudisce i suoi fratelli. È proprio questa uguaglianza che darà modo ai ragazzi e alle famiglie ospitanti di avvicinarsi, confrontarsi con culture diverse dalle proprie.

Il lavoro alla pari trova le sue origini già agli inizi del XX secolo, quando le prime ragazze di nazionalità britannica iniziarono a lavorare come au pair in Svizzera e Francia, aprendo la strada a tutti quei giovani europei e non solo, che ancor oggi scelgono questo tipo di esperienza!
Pensate… in Inghilterra vengono collocate ogni anno circa 30.000 persone straniere, in Francia 20.000, in Germania circa 5.000 e in Italia circa 3.000. Così come in passato, anche oggi questo tipo di occasione permette a tutti i ragazzi non solo un’occasione per migliorare la loro conoscenza della lingua, ma anche un modo per sviluppare il loro senso di responsabilità, di autonomia e adattamento continuo, permettendo loro di maturare la propria personalità.

Il lavoro alla pari risulta quindi come il modo più conveniente e diffuso per trascorrere un periodo in un Paese straniero, senza spendere nulla o quasi per il soggiorno! L’ospite non sarà trattato da dipendente retribuito, come potrebbe essere per una babysitter o colf! Sarà abbastanza libero di muoversi grazie a orari di lavoro concordati con la famiglia; inoltre sarà inserito nel contesto socioculturale grazie ai contatti della famiglia, con amici e parenti e, soprattutto, scopo principale anche di questa esperienza sarà quello di frequentare un corso di lingua, che gli permetterà di avere una maggiore qualifica anche in un futuro ambito lavorativo!

 

Requisiti richiesti

Requisito essenziale è, in ogni modo, possedere una buona predisposizione verso i bambini e desiderare trascorrere con loro la maggior parte del tempo.
Le famiglie preferiscono solitamente au pair nubili e/o celibi, senza figli e non fumatori. Inoltre non bisogna avere pendenze penali.

Conoscenza della lingua

È necessario avere per lo meno una conoscenza di base della lingua del Paese ospitante, per poter comunicare fin dal primo momento con la famiglia e, soprattutto, con i bambini.

Genere

Di norma le famiglie e le agenzie di collocamento alla pari ricercano ragazze, ma alcuni Paesi (come l’Inghilterra, i Paesi Bassi, la Francia e i Paesi scandinavi) accettano volentieri ragazzi. In questi casi è spesso richiesta al ragazzo una permanenza minima di sei mesi o una formazione nel settore dell’educazione. In Austria non si accettano au pair maschi.

Età

Per fare un’esperienza alla pari bisogna avere un’età compresa tra i diciotto e i trenta anni nei Paesi dell’Unione Europea, con differenze a seconda del Paese. 

Limiti di età nelle varie Nazioni Europee

Austria 18-28
Olanda 18-25
Belgio 18-26
Norvegia 18-30
Danimarca 17-29
Spagna 18-27
Finlandia 17-30
Francia 18-28
Svezia 18-30
Germania 17-24
Svizzera 18-30
Gran Bretagna 17-27

Limiti di età in Usa

18-26


Limiti di età in Australia

18-30 

 

Condizioni del soggiorno 

Prima dell’inizio dell’esperienza le condizioni del soggiorno alla pari vanno concordate con la famiglia e messe per iscritto.

Compiti

Ragazza alla pariLa mansione principale dell’au pair è occuparsi dei bambini prestando loro le cure necessarie e richieste. Queste comprendono attività ludiche e culturali, come giocare, leggere insieme o leggere a loro ad alta voce, aiutare a fare i compiti, e attività di ordine pratico, come preparare da mangiare (cucinare o scaldare cibi pronti), vestire e svestire i bambini, fare loro il bagno,accompagnarli all’asilo, a scuola, ai corsi extrascolastici, tenere in ordine la loro stanza e pulire la propria (e il bagno, se è privato).

Generalmente la famiglia richiede all’ospite di contribuire anche ai più comuni lavori domestici (spolverare, mettere in ordine, riempire e svuotare lavatrice e lavastoviglie o lavare i piatti, fare la spesa, ecc.). In alcuni casi, può domandare all’ospite di fare un po’ di giardinaggio (più richiesto ai maschi) o di badare agli animali domestici.

Orario di lavoro e tempo libero

L’orario di lavoro dell’au pair prevede più o meno cinque o sei ore al giorno e una o due sere di baby sitting la settimana.
La persona collocata alla pari ha tempo libero sufficiente per seguire dei corsi di lingua e perfezionarsi sul piano professionale e culturale.
La famiglia garantisce almeno un giorno libero a settimana, fra cui almeno una domenica al mese.
L’ospite alla pari ha anche il tempo per partecipare alle funzioni della propria religione.

Vitto e alloggio

In cambio della cura dedicata dall’ospite ai bambini, la famiglia offre vitto e alloggio. Solitamente la stanza a disposizione dell’ospite è una stanza singola, spesso provvista anche di bagno personale.
L’ospite ha diritto a tre pasti giornalieri, anche nei giorni di riposo e quando la famiglia è assente. Essendo considerato l’ospite au pair parte della famiglia seguirà le abitudini famigliari anche per quanto riguarda i pasti. Nel caso in cui durante i pasti l’ospite avrà il compito di seguire i bambini, il tempo sarà conteggiato come orario di lavoro. 

Durata e periodo del soggiorno

In genere le famiglie ospitanti richiedono periodi di permanenza piuttosto lunghi (sei, nove, dodici mesi) perché, per il bene dei bambini, è preferibile non cambiare troppo spesso au pair.
In Svizzera, possono essere collocate alla pari solo ragazze disposte a rimanere nel Paese un anno.
In via eccezionale il collocamento alla pari può essere prolungato fino a un massimo di due anni.
Alcune famiglie richiedono la presenza di una persona au pair per periodi più brevi, specialmente durante le vacanze scolastiche. In questo caso, la permanenza minima è di due o tre mesi ed è richiesta una buona conoscenza della lingua. Questa opportunità è più diffusa in Paesi come il Regno Unito, l’Irlanda, la Francia e la Spagna.
Le partenze possono avvenire in qualsiasi periodo dell’anno. All’atto dell’iscrizione è richiesto di segnalare un mese per la possibile partenza e un intervallo di più mesi entro cui si desidera e si è disposti a partire. Non sempre l’agenzia riuscirà a organizzare la partenza nel mese di preferenza.
In caso di interruzione anticipata del soggiorno, il rapporto tra la famiglia e l’ospite au pair deve terminare con almeno due settimane di preavviso per entrambe le parti.

Compenso

L’ospite alla pari ha diritto a un compenso settimanale, definito anche con l’espressione inglese pocket money. L’ammontare della somma cambia da Paese a Paese e anche da famiglia a famiglia e in alcuni casi può variare anche in base all’esperienza. 
Solitamente oscilla tra 50 a 120 euro a settimana in Europa.

L’ospite alla pari deve pagare le spese di viaggio. Anche eventuali corsi di lingua sono a carico dell’ospite, anche se in alcuni casi la famiglia contribuisce alle spese del corso o dei mezzi di trasporto sul posto.
Generalmente la famiglia ospitante è responsabile per l’assicurazione contro gli infortuni.